La natura e la passione per attività all’aria aperta trovano, nel territorio materano, terreno fertile per ogni genere di contatto con la tipica flora e fauna lucane, in una sorta di palestra a cielo aperto per l’outdoor. Ogni attività naturalistica è in grado di coinvolgere turisti e visitatori, con iniziative che spaziano dal trekking, alle passeggiate rilassanti, fino alle escursioni più impegnative e alle visite guidate, con solo l’imbarazzo della scelta.

Vi sono numerosi percorsi da compiere in Basilicata se, in particolar modo, cercate un ravvicinato contatto con la natura. Matera è infatti la dimostrazione del forte legame esistente tra uomo e natura. L’uomo si è adattato all’ambiente.

Sono qui visibili dei bellissimi paesaggi rupestri e il parco della Murgia all’interno del quale si possono visitare le chiese rupestri di Madonna delle Croci, San Nicola all’Otra, la Madonna degli Angeli, la Cripta di S. Eustachio, il Cristo della Selva, la Madonna di Monteverde, la Madonna del Giglio la Chiesa di Santa Lucia alla Gravina, la Grotta del Sole e la Madonna del Loe.

Senza dubbio uno dei più spettacolari paesaggi rupestri d’Italia, testimone dell’antico e intimo rapporto tra natura e uomo, il Parco Regionale Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri del Materano, più semplicemente conosciuto come Parco della Murgia Materana, si trova proprio a Matera, a pochi chilometri di distanza dal confine con la Puglia. Caratterizzato da una roccia tenera, formata da profondi solchi che, nel tempo, hanno realizzato rupi, grotte, gravine utilizzate dall’uomo, è compreso fra le contrade poste fra la città dei Sassi e Ginosa e Montescaglioso.

Qui è infatti conservata la testimonianza di oltre 150 chiese rupestri impiegate già in epoca preistorica come abitazione e della “Grotta dei Pipistrelli” abitata già dal paleolitico.

L’Ente che gestisce il Parco mette a disposizione degli escursionisti e visitatori 30 guide abilitate dalla Regione Basilicata, che accompagnano lungo i sentieri e gli itinerari dell’altopiano, scendendo nella spettacolare Gravina, inoltrandosi nel territorio, fino a giungere alle chiese, ai complessi rupestri nonché alle masserie fortificate. In questi luoghi sono tanti i percorsi che potrete percorrere, lungo i valloni e le murge, fino alle creste, scendendo lungo le gole e le gravine. Ad esempio, seguire un itinerario che prende avvio da una vecchia cisterna coperta e vicina alla Masseria Irene, risalente agli inizi dell’Ottocento, un’affascinante residenza privata a due piani, circondata da edifici di servizio. Da lì un sentiero in terra battuta conduce sino a dei seminativi situati a ridosso della Gravina di Matera.

Risalendo il canyon in direzione nord si giunge nella macchia mediterranea, colpiti da un tripudio di odori e colori. Le cripte sono disseminate lungo il ciglio della Gravina, Cripta del Canarino, Cripta di S. Andrea, Cripta della Scaletta, Madonna della Loe.

Nella bella stagione, le passeggiate naturalistiche diventano ancor più pittoresche tra le mille fioriture dei sentieri dell’area protetta, in cui è possibile effettuare foto naturalistiche, fra i dirupi, nei paesaggi e all’interno delle chiese scavate nella roccia, così come escursioni in mountain bike, fra i sentieri che collegano i casali rupestri.

Tra i tanti punti di notevole interesse, troviamo la chiesa intitolata alla Madonna della Loe, o della Murgia, un santuario ancor oggi officiato, meta di pellegrinaggio ogni anno, nel giorno del 1° Maggio. Il suo ampio interno, con un alto soffitto, contrassegnato da una pavimentazione di tipo penitenziale, presenta altari, quadri, un’acquasantiera e le stazioni della Via Crucis.
Una vegetazione lussureggiante ricopre il fondo e le pareti del vallone della Loe, incisione calcarea poco profonda.

L’umidità e la presenza di un modesto ruscellamento creano delle condizioni microclimatiche adatte alla rigogliosa selva che caratterizza il vallone, tanto che sembra quasi di trovarsi in un bosco incantato. Segue il villaggio rupestre con la cripta di S. Eustachio (pur se difficile da raggiungere, sconsigliato ai meno esperti), caratterizzato dall’elegante chiesetta omonima ed i suoi affreschi tra cui spicca quello che ritrae S. Eustachio a cavallo.

L’Oasi del Lago di San Giuliano (con ingresso gratuito per i soci WWF), rappresenta una delle più importanti aree umide della Basilicata. Si trova in una zona di Protezione Speciale e in un sito d’Importanza Comunitaria che comprende, oltre al Comune di Matera, anche Grottole e Miglionico. L’area, che si estende per circa 1.300 ettari, annovera una grande varietà di ambienti ed habitat della Riserva, che favorisce la presenza di una fauna molto diversificata, soprattutto per quel che concerne gli uccelli, fra cui gru, cicogne bianche e nere, spatole, aironi bianchi maggiori e rossi, avocette, cavalieri d’Italia, nibbi reali e bruni, falchi di palude, morette tabaccate e molti altri.

Inizialmente creato per scopi irrigui nel 1957, quasi 20 anni dopo, nel 1976, il Lago di San Giuliano diventa Oasi di Protezione e Rifugio per la fauna stanziale e migratoria. Nel 1989 viene proclamato anche Oasi WWF e, dal 2003, la definizione di “Zona Ramsar” lo colloca fra le aree di interesse internazionale per gli animali acquatici, importante sito di sosta per uccelli migratori.

Al corpo centrale si aggiungono un tratto di fiume e una valle stretta e profonda, la gravina, tipica anche dell’altopiano pugliese delle Murge e scavata dal fiume Bradano. Vi sono varie specie di alberi non autoctoni: eucalipto, pino d’Aleppo, cipresso. In alcune aree si trova la roverella e sulle sommità della gravina è presente una vegetazione adatta a climi e suoli aridi, mentre alla sua base e sulle rive del fiume cresce la vegetazione igrofila: salicone, tamerice, pioppo tremulo.

Il lago è un importante sito di sosta per uccelli migratori,  sono state osservate diverse specie tra cui folaga, cormorano, airone cenerino, gru, cicogna bianca, cicogna nera, spatola, airone bianco maggiore, cavaliere d’Italia, falco pescatore, nibbio reale, nibbio bruno, falco di palude, grillaio, lanario.

La Riserva Regionale del Bosco di Policoro è un bosco igrofilo esteso per circa 680 ettari nei Pantani Soprano e Sottano, al suo interno è compresa l’area del WWF ed è relitto di una foresta planiziaria.

Un habitat che è al confine tra fiume Sinni e il mare che consente di osservare dalla spiaggia verso l’interno del bosco i diversi passaggi delle associazioni vegetative, dalla vegetazione delle sabbie alla macchia mediterranea a quella del bosco igrofilo. La varietà del bosco è data anche da aree palustri stabilmente impaludate laddove fiorisce l’Iris di palude.

Una vegetazione lussureggiante, quindi, costituita anche dalla presenza di pioppo bianco, olmo campestre, frassino oxicarpa, ontano nero e salice bianco. Per la varietà ambientale è un’area strategica per la migrazione degli uccelli.

Forse, meglio di chiunque altro, lo scrittore francese Richard de Saint-Non, nel 1781, illustrò il Bosco Pantano di Policoro con una descrizione affascinata, che vogliamo riportare testualmente: “una foresta sacra, dominata dal silenzio e dall’oscurità misteriosa che regna sotto le immense querce vecchie come il mondo, popolata da una folla pacifica di animali e di ogni specie di selvaggina, dai cinghiali, dai daini, dai cervi, dai caprioli per non parlare delle martore e degli scoiattoli di cui vedemmo una gran quantità passeggiare sulle nostre teste, di albero in albero”.

 

In provincia di Potenza   si trovano la Riserva Regionale del Pantano di Pignola, che si estende in una conca e presenta una ricca vegetazione, sulle rive predominano il canneto e le tife, nelle zone più asciutte boschetti di roverella, farnetto, biancospino, e si trovano anche salici bianchi e salici fragili, l’ontano napoletano, il pioppo ibrido.

La Riserva regionale Abetina di Laurenzana, sempre in provincia di Potenza, è un ambiente molto peculiare con abete bianco, faggio e cerro; l’Oasi della Faggeta di Moliterno, ricopre le pendici Nord orientali del monte Calvarosa tra Basilicata e Campania, la maggior parte della superficie boschiva è caratterizzata da fustaie di faggio, roverella, nocciolo, orniello con rovo, biancospino, perastro, melo selvatico, pungitopo.

 

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